mercoledì 7 novembre 2012

Milano 30 anni dopo, intervista a Costante Tivelli

Costante Tivelli, foto Archivio G. Petrolini
Emmanuele Michela per le pagine della testa giornalistica milanese tempi.it ha intervistato il buon Costante Tivelli nel trentennale della vittoria della Cavese in casa del Milan. Un'intervista bella e ricca di aneddoti e soprattutto da brividi.
 http://www.tempi.it/trentanni-fa-limpresa-della-cavese-sul-milan-sembrava-il-real#.UJqLWGknAVk
Stadio di San Siro, autunno dell’82. A sfidare la fredda nebbiolina milanese ci sono 6 mila tifosi ospiti, venuti a Milano per seguire la squadra della loro città: la Cavese. C’è da stare certi di una cosa: quello che accadrà quel pomeriggio lo ricorderanno per tutta la loro vita. Sì, perché vedere la propria squadra del cuore battere il Milan sul sacro terreno della Scala del calcio non è roba che capita spesso, ancor di più se il club in questione ha una storia giovane e di rado ha trovato spazio nelle prime pagine dei massimi quotidiani sportivi. Ma sarà difficile dimenticare la sera del 7 novembre 1982. In tv non si parla d’altro: «Qualcuno oggi mi ha detto che la Cavese sembrava il Real Madrid», è il verdetto di Novantesimo minuto. Oggi ricorrono i trent’anni di quella strana impresa, tre decenni da quel “Milan 1-2 Cavese” emblema di un calcio italiano, quello degli anni Ottanta, gagliardo, appassionato e imprevedibile.
TIFOSI DAL SUD E DAL NORD. Non se lo può certo scordare Costante Tivelli, ex-attaccante di Serie B e C ora sessantenne. Sul suo cellulare fa da sfondo l’immagine col tabellone di San Siro, inchiodato su quel risultato magico. «Eravamo abituati a giocare in casa davanti a 10 mila persone. Lì ce ne trovammo 50 mila. Ti lascio immaginare l’emozione che avevo addosso. Oltretutto affrontavamo una squadra di blasone, e comunque molto forte: a fine campionato il Milan tornò in A, con solo una sconfitta in campionato». Quel pomeriggio però a Milano gli Aquilotti non arrivano da soli: migliaia di tifosi sono saliti dalla Campania al seguito della squadra, con treni e autobus, tanti altri sono emigrati al nord già da anni, e a Milano ci vanno di corsa, per poter vedere quel piccolo club di scena in un grande stadio. «Il mattino della partita ci svegliammo e ne trovammo qualcuno in albergo: erano venuti a salutarci e farci il loro “in bocca al lupo”. Ci credevano in tanti, l’entusiasmo era grande: quell’anno la Cavese era partita bene in campionato, fece un bella stagione e la promozione in A sfumò per poco. Ricordo bene il nostro presidente Violante prima della partita: scese negli spogliatoi e ci promise un premio partita triplicato se ci fosse riuscita l’impresa».
LA BESTIA NERA DEL MILAN. La carriera di Tivelli è stata quella di un attaccante girovago, in peregrinazione costante attraverso tante città del sud: Reggina, Bari, Messina, Salernitana, Foggia… Ma a San Siro il suo nome era destinato a non sfigurare di fronte ai campioni del Diavolo da Serie B: Tassotti, Baresi, Evani, Serena, Damiani… Suo infatti fu uno dei due gol degli Aquilotti, quello del pareggio. La rete del rossonero Jordan al 22’ sembrava il preambolo di un pomeriggio amaro per la compagine ospite, invece pochi minuti dopo il sinistro pungente di Tivelli punì un errore difensivo di Baresi: «Fu un momento straordinario, anche se ci tengo a precisare che non ero nuovo ai gol al Milan: nella mia carriera ne ho fatti ben 4. Due anni prima giocavo nel Foggia, e ai rossoneri avevo fatto due reti».
NELLA RIPRESA IL 2-1. La gioia dei tifosi cavesi è grande, nulla però a quanto deve succedere nel secondo tempo, quando al 10’ Bartolomeo Di Michele inzucca il bel cross di Pavone dal fondo e batte il portiere Piotti, superando in elevazione niente meno che Tassotti. «Devo bere assolutamente qualcosa, altrimenti non mi riprendo. Una grande Cavese, dite la verità», è il commento del presidente Violante, riportato da alcuni giornali. Inutile il forcing del Milan, che si getta in avanti cercando il gol del 2-2: il fortino Cavese resiste, e al triplice fischio può esplodere la gioia per quella vittoria così particolare. «Fu un’impresa davvero singolare: non pensavamo di vincere, sebbene conoscevamo il nostro valore. Il Milan forse affrontò un po’ sottotono la gara, ma meritava comunque il massimo rispetto».
DALLA B ALL’ECCELLENZA. Trent’anni sono passati da quella partita: il Milan ora fa fatica sì, ma ieri sera giocava in Champions League, e da tempo è tornato in Serie A. Una spiaggia sconosciuta alla Cavese, che dopo aver lottato a lungo in Lega Pro negli scorsi anni, nell’estate 2011 si è ritrovata in Eccellenza per inadempienze finanziarie. La risalita è ricominciata la scorsa stagione, con la promozione in Dilettanti. E per quanto la Serie B sia sempre più lontana, domenica allo stadio è stata ricordato quel match storico col Milan. Non c’era Tivelli, ormai lontano centinaia di chilometri da Cava: sebbene a quella terra è legatissimo, ormai è tornato a vivere nel Polesine, dove è nato. Qui fa il team manager del Loreo, un club dilettantistico. «Di ricordi certo non si vive, ma è bello goderseli una volta ogni tanto. Io non voglio vivere di emozioni passate, ma è piacevole ogni tanto vedersi con qualche amico e rivedere le videocassette di quelle imprese. Anche solo per rivedermi con un fisico più asciutto di quello che ho adesso!»


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